Valutazione Alessandro Magnasco
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Biografia
Alessandro Magnasco, detto il Lissandrino, nacque a Genova il 4 febbraio 1667 da Livia Caterina Musso e dal pittore Stefano, allievo di Valerio Castello. Dopo la morte del padre, venne affidato a un mercante genovese che lo condusse a Milano intorno al 1682, dove entrò nella bottega di Filippo Abbiati. Nella città lombarda, Magnasco assimilò le influenze della pittura veneziana contemporanea, caratterizzata da materia pastosa, contrasti cromatici e luministici violenti, oltre a rimanere colpito dalla produzione di Marco Ricci. Inizialmente si dedicò al genere del ritratto, ma presto abbandonò questa pratica per sviluppare uno stile personale e innovativo.
Dal 1703 al 1711 Magnasco si stabilì a Firenze, entrando al servizio del granduca Ferdinando de' Medici. Nella corte medicea fu particolarmente influenzato dallo studio delle opere di Stefano della Bella, Jacques Callot, Salvator Rosa, Giuseppe Maria Crespi e Giovanni Domenico Ferretti. Durante questo periodo, il pittore iniziò a sviluppare la sua caratteristica pittura di genere, abbandonando definitivamente la tradizionale pittura religiosa per dedicarsi alla rappresentazione di scene quotidiane e popolaresche. Nel 1708 sposò Maria Rosa Caterina Borea a Genova, e nel 1709, in seguito alla nascita della primogenita Livia Caterina, fece ritorno a Milano.
Tornato a Milano nel 1711, Magnasco fu chiamato a eseguire la decorazione per l'entrata trionfale dell'Imperatore Carlo VI. Negli anni successivi lavorò per diversi committenti privati milanesi e per il conte Colloredo, governatore austriaco della città, realizzando opere di grande impatto sociale e ironico. Le sue composizioni si caratterizzavano per pennellate dense di contrasti luminosi, figure allampanate e distorte di frati, zingari, boscaioli e saltimbanchi inserite in scenari oscuri, burrascosi e tetri. Tra le sue opere più rappresentative si ricordano Riunione di quaccheri, Processione di cappuccini, La biblioteca dei cappuccini, L'interrogatorio, L'imbarco dei galeotti, La cioccolata, Refezione di zingari, Frati in preghiera, Lezione di catechismo e Sinagoga.
Nel 1735 Magnasco fece definitivamente ritorno nella sua città natale, Genova, dove continuò a dipingere fino alla fine della sua vita. In questo periodo realizzò il celebre Trattenimento in un giardino di Albaro, conservato nella Galleria di Palazzo Bianco, considerato uno dei suoi capolavori più famosi e un impietoso ritratto della decadente aristocrazia genovese. Sul finire della sua vita operò come figurista al servizio di Antonio Francesco Peruzzini e Clemente Spera, collaboratori che lo aiutavano nella realizzazione delle architetture e delle rovine. Considerato uno dei pittori più originali del Settecento italiano, Magnasco si distinse per la sua capacità di unire un linguaggio pittorico energico e vibrante con una visione del mondo intensa e a tratti impietosa. La sua opera anticipò la pittura romantica e degli espressionisti successivi, avvicinandolo a spiriti visionari come Monsù Bernardo ed El Greco. Magnasco morì a Genova il 12 marzo 1749, lasciando un'eredità artistica di straordinaria originalità e anticonformismo.
Dal 1703 al 1711 Magnasco si stabilì a Firenze, entrando al servizio del granduca Ferdinando de' Medici. Nella corte medicea fu particolarmente influenzato dallo studio delle opere di Stefano della Bella, Jacques Callot, Salvator Rosa, Giuseppe Maria Crespi e Giovanni Domenico Ferretti. Durante questo periodo, il pittore iniziò a sviluppare la sua caratteristica pittura di genere, abbandonando definitivamente la tradizionale pittura religiosa per dedicarsi alla rappresentazione di scene quotidiane e popolaresche. Nel 1708 sposò Maria Rosa Caterina Borea a Genova, e nel 1709, in seguito alla nascita della primogenita Livia Caterina, fece ritorno a Milano.
Tornato a Milano nel 1711, Magnasco fu chiamato a eseguire la decorazione per l'entrata trionfale dell'Imperatore Carlo VI. Negli anni successivi lavorò per diversi committenti privati milanesi e per il conte Colloredo, governatore austriaco della città, realizzando opere di grande impatto sociale e ironico. Le sue composizioni si caratterizzavano per pennellate dense di contrasti luminosi, figure allampanate e distorte di frati, zingari, boscaioli e saltimbanchi inserite in scenari oscuri, burrascosi e tetri. Tra le sue opere più rappresentative si ricordano Riunione di quaccheri, Processione di cappuccini, La biblioteca dei cappuccini, L'interrogatorio, L'imbarco dei galeotti, La cioccolata, Refezione di zingari, Frati in preghiera, Lezione di catechismo e Sinagoga.
Nel 1735 Magnasco fece definitivamente ritorno nella sua città natale, Genova, dove continuò a dipingere fino alla fine della sua vita. In questo periodo realizzò il celebre Trattenimento in un giardino di Albaro, conservato nella Galleria di Palazzo Bianco, considerato uno dei suoi capolavori più famosi e un impietoso ritratto della decadente aristocrazia genovese. Sul finire della sua vita operò come figurista al servizio di Antonio Francesco Peruzzini e Clemente Spera, collaboratori che lo aiutavano nella realizzazione delle architetture e delle rovine. Considerato uno dei pittori più originali del Settecento italiano, Magnasco si distinse per la sua capacità di unire un linguaggio pittorico energico e vibrante con una visione del mondo intensa e a tratti impietosa. La sua opera anticipò la pittura romantica e degli espressionisti successivi, avvicinandolo a spiriti visionari come Monsù Bernardo ed El Greco. Magnasco morì a Genova il 12 marzo 1749, lasciando un'eredità artistica di straordinaria originalità e anticonformismo.