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Armadio nuziale neo quattrocentesco in legno intarsiato e pirografato, Siena, primo quarto del XIX secolo

facciata a due sportelli delimitate da lesene con candelabre intarsiate, coronata da un cornicione aggettante con due ordini di minuziosa decorazione in pastiglia dorata separata da profilo dentellato. Le due ante sono decorate da tarsie lignee eseguite in varie essenze che raffigurano, all'interno di clipei aurei, busti di Santa Caterina da Siena e San Bernardino da Siena; sotto spiccano le insegne pontificie con gli stemmi Piccolomini sottesi ad un cartiglio con iscritto "Principi di Valle, Duchi di Amalfi e Principi del Sacro Romano Impero in Nachoth"; in basso il trigramma IHS sormontato da una croce e iscritto in un cerchio. Lungo la cornice del cristogramma di sinistra si legge il versetto biblico tratto dalla lettera ai Filippesi (Fil 2,10): "In Nomine Jesu Omne Genu Flectatur Coelestium Terrestrium Et Infernorum" (Nel Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra). L'analogo cristogramma posto in basso a destra spicca al centro del sole radiante. Gigli e falci di luna posti intorno alle tarsie completano la decorazione. Entrambe i fianchi recano due formelle racchiuse da cornici modanate: in alto una fiamma stilizzata intarsiata, al centro cristogramma incluso in un cerchio, in basso una citazione latina quale motto protettivo contro le avversità "QVI CONTRA NOS" tratta dalla lettera di San Paolo ai Romani (capitolo 8, versetto 31): "Si Deus pro nobis, quis contra nos?" Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?). Cornice inferiore percorsa da palmette in pastiglia dorata; piedi a mensola.

Questo straordinario armadio nuziale ad ante intarsiate rappresenta un capolavoro di ebanisteria e araldica monumentale.
L'iscrizione presente sulla facciata, che unisce i titoli di Principi di Valle, Duchi di Amalfi, Principi del Sacro Romano Impero e il riferimento geografico a Nachoth (Náchod), conduce direttamente alla storia di una delle più illustri famiglie della nobiltà italiana ed europea: i Piccolomini d'Aragona, con particolare riferimento al celebre ramo dei Piccolomini-Pieri e alla figura del generale Ottavio Piccolomini (1599–1656).
I Piccolomini ottennero il Ducato di Amalfi nel 1461, quando Antonio Piccolomini, nipote di papa Pio II, fu investito del titolo dal re di Napoli Ferdinando I d'Aragona. Per suggellare questo legame con la corona, la famiglia aggiunse al proprio cognome la dicitura "d'Aragona" e inserì le barre aragonesi nel proprio stemma (visibili nelle partizioni degli stemmi intarsiati sulle ante).
Il legame con il centro Europa si deve a Ottavio Piccolomini, uno dei più importanti comandanti militari della Guerra dei Trent'anni. Al servizio dell'Imperatore d'Austria Ferdinando II, Ottavio si distinse nella battaglia di Lützen e nella destituzione di Wallenstein. Come ricompensa per i suoi successi militari, nel 1634 l'Imperatore gli donò la vasta Signoria di Náchod (situata nella Boemia orientale, oggi nella Repubblica Ceca, indicata nell'iscrizione come Nachoth). Pochi anni dopo, nel 1650, Ottavio fu elevato al rango di Principe del Sacro Romano Impero, ottenendo il diritto di seggio alla Dieta Imperiale di Ratisbona.
Il titolo "Principi di Valle" fa parte del complesso asse feudale che i Piccolomini d'Aragona detenevano nel Regno di Napoli, dove possedevano numerosi feudi, contee e principati distribuiti tra la Campania, l'Abruzzo e la Puglia.
La presenza simultanea di questi titoli in un'unica iscrizione collocherebbe la committenza del mobile tra il XVII e il XVIII secolo, ma a nostro avviso si tratta di una costruzione degli inizi dell'Ottocento.
L'armadio nuziale celebra l'unione di una linea nobiliare che era contemporaneamente radicata nel cuore del Regno di Napoli (attraverso Amalfi e Valle) e integrata ai vertici della nobiltà imperiale mitteleuropea (attraverso il titolo del Sacro Romano Impero e il feudo boemo di Náchod). Gli stemmi intarsiati fondono visivamente la croce azzurra caricata di crescenti lunari d'oro (stemma originario dei Piccolomini) con le insegne dei titoli e delle alleanze matrimoniali acquisite nel tempo.
cm 211x163x63,5
Provenienza:
Collezione privata, Siena
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