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Cristo coronato di spine
Antonio di Benedetto Aquilio, detto Antoniazzo Romano (attivo a Roma tra il 1460 e il 1508), fu il principale interprete del Rinascimento romano prima dell’arrivo di Raffaello, capace di tradurre i modelli medievali in un linguaggio umanistico di raffinata spiritualità. Quest’opera riflette pienamente la sua direzione artistica e può essere ricondotta all’attività della sua bottega, nella quale la partecipazione dei collaboratori è tuttavia guidata da una chiara impronta del maestro. Il volto di Cristo, dal modellato morbido e dalla malinconica compostezza, manifesta con evidenza la mano e la supervisione di Antoniazzo, nella tipica fusione tra la ieraticità bizantina e la grazia umanistica del Quattrocento romano. La calibrata modulazione dei toni caldi dell’incarnato, il rosso profondo della veste e l’uso misurato dell’oro rivelano la tavolozza sobria ma luminosa del maestro.
L'iconografia del Redentore traduce in forme moderne il modello dell’icona Acheropita del Sancta Sanctorum lateranense, e conta numerosi copie della scuola di Antoniazzo in prevalenza nel reatino [a Zagarolo (1497), Castelnuovo di Porto (1501), Moricone, Nemi, Stimigliano]. Il formato ridotto fa pensare ad una tavoletta portatile destinata al culto privato.
L'iconografia del Redentore traduce in forme moderne il modello dell’icona Acheropita del Sancta Sanctorum lateranense, e conta numerosi copie della scuola di Antoniazzo in prevalenza nel reatino [a Zagarolo (1497), Castelnuovo di Porto (1501), Moricone, Nemi, Stimigliano]. Il formato ridotto fa pensare ad una tavoletta portatile destinata al culto privato.
La regolarità delle ciocche, la finezza dei lineamenti e la compostezza dello sguardo trovano riscontro in opere come il Cristo Redentore benedicente della Collegiata di San Lorenzo a Zagarolo e nei numerosi Volti delle Madonne col Bambino di Roma (San Nicola in Carcere, affresco staccato) e del Museo Civico di Velletri, dove si ritrova la medesima sintesi di spiritualità bizantina e armonia rinascimentale che caratterizza la poetica più alta di Antoniazzo.
Di particolare interesse è la corona di spine, rarissima nell’opera di Antoniazzo e forse un unicum nel suo catalogo, che aggiunge al volto del Redentore un’intensità drammatica insolita, pur mediata dalla consueta solennità iconica dell’artista. Le lettere dorate che ornano il colletto, non riconducibili a un alfabeto reale, assumono un valore ornamentale e calligrafico, evocando una dimensione sacrale più che narrativa.
L’attribuzione ad Antoniazzo Romano e collaboratori è stata proposta dalla Prof.ssa Anna Cavallaro, che si ringrazia per la cortese comunicazione.
olio su tavola
cm 37,5x27 - con cornice cm 71x59
Origin:
già collezione Lupi; collezione privata, Roma
già collezione Lupi; collezione privata, Roma
Bibliography:
Bibliografia di riferimento:
A. Cavallaro, Antoniazzo Romano pittore “dei migliori che fussero allora in Roma”, in
Bibliografia di riferimento:
A. Cavallaro, Antoniazzo Romano pittore “dei migliori che fussero allora in Roma”, in
Antoniazzo Romano ‘pictor urbis’, catalogo della mostra (Roma, Palazzo Barberini, 1
novembre 2013-2 marzo 2014), a cura di A. Cavallaro, S. Petrocchi, Cinisello Balsamo,
Silvana Editore, 2013, pp. 20-47.
Live auction 195
IMPORTANT OLD MASTER PAINTINGS | Works from a historic Roman collection and other prestigious commissions
Rome, Palazzo Celsi, tue 2 December 2025
SINGLE SESSION 02/12/2025 Hours 17:00
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