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REPUBBLICA sul Colle il presepe del Re

Roma, pastori e magi vestiti di seta: sul Colle il presepe del Re

Al Quirinale il capolavoro del ‘700, i 100 pezzi del tesoro dei Borbone

Chissà sotto quanti soffitti si è riposato il pastore dormiente che oggi giace sotto quello, maestoso, della Palazzina Gregoriana al Quirinale. Il “Benino”, così è chiamata questa tipica figura del presepe napoletano, è solo una delle cento statuette che compongono il Presepe del Re – una parte di esso, preso in prestito dal Museo delle Arti e Tradizioni Popolari all’Eur grazie al sostegno della Fondazione Terzo Pilastro – che da oggi fino al 20 gennaio è allestito al Colle nella mostra “Il Presepe. Religiosità e tradizione popolare”. La collezione, che ammonta a mille pezzi, raccolta da Lamberto Loria nel 1911 in occasione della Mostra Nazionale, voleva rappresentare le contraddizioni e le differenze della nazione italiana. E ancora oggi, ad oltre un secolo di distanza ci riesce.

Al contrario del presepe devozionale, ideato a Greccio, nella Notte Santa del 1223 da San Francesco, quello napoletano è figlio dell’illuminismo, e nasce con l’intento di offrire uno spaccato della società dell’epoca. Le figure esposte, tutte opera di maestri del XVIII e XIX secolo, sono di raffinata fattura, vestiti di stoffe spesso preziose e ingioiellati, straordinariamente espressive. “Molti nobili amavano farsi ritrarre nei panni di personaggi del presepe, una sorta di piccolo monumento privato”, spiega Leandro Ventura, direttore del museo dell’Eur, mentre si aggira per sale del Quirinale.

Le sete di San Leucio – dove venivano tessute le stoffe dei Borbone – adornano villani e signorotti, ci sono le georgiane e l’ebreo, inconfondibile con i suoi payot, e vicini a loro gli angeli e l’immancabile scena della Natività. Luoghi reali e onirici che si confondono: una notte ideale, in cui il Bambinello viene al mondo sotto colonne greco-romane, in un villaggio medievale che si snoda tra le case, l’osteria e il mercato fino a portare al mare, dove, in lontananza, si scorge quello che sembra il Vesuvio. “Abbiamo realizzato lo ‘scoglio’, ossia lo scenario del presepe, in una settimana, grazie al maestro preseparo Nicola Macianiello, e utilizzando ogni tipo di materiale – continua Ventura – dalle scatole di frutta, al poliuretano”.

E la tradizione del presepe, nutrita da una nicchia di appassionati disposti a spendere cifre ingenti per un pastore.

settecentesco (il 5 dicembre, alla casa d’aste Arcadia, sono state battute 134 statuette, arrivando fino agli 8mila euro), al Quirinale trova la sua collocazione ideale: un palazzo che è stato dei Papi e poi dei Savoia e che ospita figure nate nelle botteghe napoletane, che hanno girato antiquari in tutta Italia, per poi approdare a Roma nel 1911. Un lungo viaggio nello spazio e nel tempo, che un giorno potrebbe portare il “Benino” sotto nuovi soffitti. Chissà.

di ARIANNA DI CORI